Di seguito un comunicato congiunto comitato valle d’Itria e Cgil Martina Franca:
Troppo chiasso, troppe omissioni, troppe mistificazioni non possono contribuire ad avere una chiara ed approfondita conoscenza di ciò che si sta preparando per una parte preziosa del nostro territorio, su cui si fonda l’identità storica, culturale e simbolica non solo di questa terra, bensì dell’intera regione.
Stanno venendo a mancare i pilastri della democrazia della rappresentanza, che si regge sulla trasparenza, sul confronto, sul dialogo autentico, nel cui ordinato dispiegarsi diventa possibile avere contezza delle decisioni che si vanno assumendo, e delle relative responsabilità in capo alle decisioni.
Il clima che si è creato nella nostra comunità impedisce che tutto ciò avvenga. Alcune decisioni, come quella di ampliare a dismisura il divieto della percorrenza della statale dei trulli rispetto al sequestro operato dal magistrato e che hanno determinato forti disagi ai proprietari delle aree ricadenti in quei luoghi, sembrano ingiustificabili, anche perché, nel contempo, proprio quel tratto, reso inagibile per i comuni cittadini, è stato eletto a sede di rappresentanza dell’Amministrazione di Martina Franca e persino luogo di manifestazione sia dalla parte di Martina sia dalla parte di Locorotondo, il cui sindaco, candidato alle prossime elezioni amministrative, solo pochi giorni fa derideva i cosiddetti martinesi, non si è capito bene perché.
Non si sente il bisogno di manifestazioni, organizzate non si sa per cosa, né nei confronti di chi; si ha bisogno, invece di progetti che siano compatibili con le caratteristiche del territorio, idonei a risolvere i gravissimi problemi causati dall’incuria e dall’irresponsabilità degli addetti, che dovevano, invece , prendersi cura del territorio.
Alzare i toni non servirà certo ad eludere le responsabilità di chi è chiamato a decidere su ciò che si dovrà fare per curare il malato, evitando che esso muoia per la cura adottata.
Ci rivolgiamo direttamente al Presidente della regione Puglia Michele Emiliano, delegato dal Magistrato Lanfranco Marazia a prendere in carico l’attuale recapito finale delle acque reflue del Depuratore di Martina Franca ubicato in valle d’Itria e ci permettiamo di ricordargli che è stata scelta dall’ Amministrazione da lui presieduta, per la Home Page sulla Trasparenza, al fine di rendere esplicito lo spirito della qualità del rapporto che intende costruire con i suoi rappresentati, una frase densa di un significato progettuale, che noi condividiamo.
E’ una frase di Filippo Turati, tratta da un intervento dell’onorevole, tenuto in Parlamento il 17 giugno del 1908, “Dove un superiore, pubblico interesse non imponga un momentaneo segreto, la casa dell’Amministrazione dovrebbe essere di vetro”
Ecco, noi chiediamo al Presidente Emiliano che non ci faccia una sorpresa; ci dica, nelle modalità che riterrà più opportune, come intende operare, che cosa pensa che il territorio della Valle d’Itria possa sopportare senza che vengano fortemente compromesse le sue peculiari caratteristiche e quali sono le opere che intende realizzare per risolvere l’annoso problema della depurazione delle acque reflue del depuratore di Martina Franca.
Non crediamo che il doveroso rispetto per i compiti della Magistratura possa impedire questo livello di trasparenza. D’altronde lo stesso Magistrato ha sottolineato che la soluzione da adottare per realizzare un recapito finale è di pertinenza dell’amministrazione regionale, mentre indica come sua unica prescrizione, la seguente: l’inghiottitoio naturale in sequestro, messo in sicurezza all’esito dei lavori autorizzati, deve essere totalmente dismesso, anche dalla sua funzione di recapito di emergenza, nel termine di un anno dall’autorizzazione concessa.
Molti cittadini di questo territorio, che non comprende solo la città di Martina Franca, guardano con attenzione e sperano che si trovi la soluzione più giusta e più conforme alle norme vigenti.
In questo momento non possiamo fare altro: ciò non toglie che abbiamo voglia di far sentire la nostra voce, perché vogliamo contribuire a provare a sbrogliare la matassa, trovandone il bandolo.
Per il Comitato per la tutela e salvaguardia della Valle d’Itria.
Isabella Massafra coordinatrice CGIL Martina
Marino Ceci residente Valle d’Itria
Di questo intervento condivido alcuni passaggi mentre sono contrario su altri. Per esempio, condivido le critiche al sindaco Scatigna per quella sua risata sguaiata e poco istituzionale alle domande superficiali rivoltegli da una nostra concittadina. Stesso discorso dicasi per la richiesta di informazioni al governatore Emiliano circa le modalità in cui intende risolvere la questione depuratore dal punto di vista progettuale. Peccato che tali comitati non siano stati altrettanto attivi quando in piena valle sono stati installati centinai di pannelli fotovoltaici o quando si è riempita la valle di bruttissime villette. Come è per tutte le cose, sarebbe bene che chi invoca confronto approfondisca l’argomento alla ricerca di soluzioni concrete.
Di contro, ho già in un’altra occasione chiesto, in seguito all’invito rivolto dalla Cgil a non prendere decisioni affrettate sul depuratore, quale fosse il concetto di tempo che hanno costoro se arrivano a invitare a non prendere decisioni affrettate su una questione che si protrae da 12 anni. Quanto altro tempo dobbiamo aspettare? Opinabili sono anche le critiche mosse all’ampliamento a dismisura del tratto di strada in cui è vietata la percorrenza. Se i divieti fossero stati posizionati a ridosso del tratto sequestrato, come avrebbero fatto inversione i tir?
Caro Antonio, per quanto riguarda il blocco della strada, si poteva perfettamente impedire ai tir di inoltrarsi esponendo chiaramente da Martina e da Locorotondo una segnaletica chiara, si sarebbero evitati i gravi disagi alla popolazione che abita in valle e, francamente, è stato odioso il trattamento riservato a quei cittadini. Invece per la soluzione del grave problema connesso al funzionamento del depuratore e a quello del recapito finale delle acque reflue, a buona ragione chiediamo trasparenza sulle soluzioni, poiché vogliamo impedire che facciano, con la scusa dell’emergenza, quello che hanno voluto fare e non hanno fatto in questi quindici anni: trincee drenanti in valle d’itria, senza utilizzare una Valutazione dell’impatto ambientale, che tutti a partire dall’acquedotto pugliese, per finire all’amministrazione comunale di Martina vedono come fumo negli occhi.